Intervista ai finalisti di Musica da Bere 2026: Elso
Da Genova, elettronica e cantautorato nati da una ripartenza
Dietro il nome ELSO c’è un omaggio al nonno e una storia personale di cadute e ripartenze.
Dopo lo scioglimento della band con cui aveva iniziato a costruire il proprio percorso musicale e un periodo particolarmente difficile, un trasferimento in Qatar per lavoro diventa il momento nel quale comincia a scrivere il primo disco del nuovo progetto.
La sua musica si sposta verso l’elettronica mantenendo una vena cantautorale intensa e malinconica: synth, volumi alti e luci sono alcuni degli ingredienti con cui la descrive.
Nel suo percorso ha condiviso il palco con Teatro degli Orrori, Ministri, Lo Stato Sociale e Zen Circus.
Oggi è tornato a produrre nella sua Genova, dove ha realizzato Oltre.
Musica da Bere, come dimostra anche lo storico della manifestazione, è stata un’opportunità per tanti talenti musicali. Tu, questa opportunità, come la stai vivendo? E che cosa ti ha spinto a partecipare al contest?
“Musica da bere mi dà proprio il senso di meritocrazia, di benessere e famiglia, si respira una bella atmosfera, è una festa.
Già essere arrivato tra i primi 8 mi sembra impossibile.
Spero di lasciare un bel messaggio e di conoscere tanti bravi artisti in questo contest!”
Il nome d’arte Elso è un omaggio a tuo nonno, un legame speciale il vostro?
“È stato come un padre per me, mi ha insegnato i valori della vita che piano piano la vita sta cercando di portarmi via.
È un modo davvero per non lasciarlo annegare nei ricordi.”
Ci ha colpito particolarmente come tu descriva la nascita della tua musica come un’araba fenice sorta dalle ceneri di un periodo decisamente difficile… ci racconti la tua storia?
“Sono passato proprio l’altro giorno davanti alla casa di un mio amico, quando eravamo piccoli ci chiudevamo nella sua cameretta e facevamo morire le casse del suo computer ascoltando Smashing, Slint, Mogwai. Poi abbiamo iniziato a suonare e tutti i sabati sera dopo le prove passeggiavamo nel nostro paesello fantasticando di come sarebbe stato il nostro futuro nella musica. Piano piano abbiamo davvero iniziato a suonare e crescere sempre di più, ma come tutte le cose hanno una fine.
In quel periodo, quando la band si sciolse, mi è crollata la vita addosso, famiglia distrutta, morte di Elso, cassa integrazione. Mi sono trasferito in Qatar per lavoro e da lì ho iniziato a scrivere il primo disco di Elso. Mi sono buttato sull’elettronica mantenendo una vena cantautorale bella triste e pesante. Mi piacciono i sinth, i volumi alti e le luci. Tante luci.”
Hai suonato insieme al Teatro degli Orrori, ai Ministri, lo Stato sociale, gli Zen Circus. Che esperienze sono state e che importanza hanno avuto nel tuo percorso artistico?
Suonare prima di grandi artisti non è sempre semplice, devi conquistare il pubblico che non è lì per te, ma da loro impari tanto. Intanto impari a comportarti, il rispetto, le strutture del live, è una grande scuola.
Sappiamo che stai producendo un disco nella tua città, Genova, realizzando così un sogno. Che tipo di progetto sarà?
“Si, è già uscito, si chiama Oltre e a distanza di mesi ne sono ancora molto convinto. Ve ne porto una copia il 17 ottobre!”



