Intervista ai finalisti di Musica da Bere 2026: Tragic Carpet Ride
Torino, psichedelia e ricerca sonora
Nato dall’evoluzione di un progetto solista di un membro del gruppo e diventato progressivamente una vera band, Tragic Carpet Ride riunisce quattro musicisti che lavorano professionalmente nel settore come produttori, fonici, insegnanti e turnisti.
Il progetto fa base a Torino, città nella quale il gruppo ha trovato terreno fertile nella scena indipendente e nella cultura della musica dal vivo. Le radici affondano nella psichedelia e nell’alternative, con riferimenti che spaziano dai Beatles ai My Bloody Valentine, dai Deftones ai DIIV e ai Verdena. Dream-pop, shoegaze e sperimentazione si incontrano con l’uso della lingua italiana, alla ricerca di un suono capace di avere un respiro Internazionale.
Nel privato siamo tutti dei nerd e, insieme, le nostre fantasie erotiche musicali possono finalmente avere sfogo, stimolate da pedali, amplificatori, registratori a cassette e strumentazione di qualsiasi tipo.
Musica da Bere, come dimostra anche lo storico della manifestazione, è stata un’opportunità per tanti talenti musicali. Voi, questa opportunità, come la state vivendo? E che cosa vi ha spinto a partecipare al contest?
“Siamo molto contenti di essere stati selezionati e di avere la possibilità di portare la nostra musica su un palco così importante. Mettersi in discussione davanti a professionisti e ad altre band è fondamentale per l’evoluzione di un progetto come il nostro.
Dal punto di vista emotivo, ovviamente, siamo super gasati.”
Quali sono le origini del vostro progetto musicale e del vostro sodalizio artistico?
“Tragic Carpet Ride è stata un’evoluzione naturale del progetto solista di Filippo, attualmente cantante e chitarrista.
Fin dall’inizio, però, il progetto aveva un’anima più da band, quindi la connessione con Francesco e Alessandro è stata una conseguenza necessaria e inevitabile.
Oltre alle canzoni che Filippo aveva già iniziato a scrivere, quello che ci ha convinto a collaborare è stata l’idea di comporre musica in italiano che avesse un respiro più internazionale, sia nelle sonorità che nell’intenzione. Dopo aver capito che parlavamo la stessa lingua, abbiamo iniziato a produrre insieme diverse canzoni e a suonare dal vivo in trio, fino all’arrivo di Matteo nel 2025, dopo averci fatto da fonico durante un live.
Lavoriamo tutti nel settore musicale, come produttori, fonici, insegnanti e turnisti, per questo è stato abbastanza naturale trovare dei punti in comune e iniziare a suonare e a scrivere insieme.”
Dal rock all’indie, passando per il dream-pop. Dove affondano le radici musicali dei Tragic Carpet Ride e quali sono invece gli orizzonti del gruppo?
“Le nostre radici affondano nel grande mondo della psichedelia e dell’alternative, generi caratterizzati da una forte ricerca sonora e da una continua sperimentazione.
Nel privato siamo tutti dei nerd e, insieme, le nostre fantasie erotiche musicali possono finalmente avere sfogo, stimolate da pedali, amplificatori, registratori a cassette e strumentazione di qualsiasi tipo.
Ognuno di noi ha sempre suonato in band di vario genere, costruendosi un linguaggio musicale ricco e trasversale. Francesco è cresciuto nella scena underground torinese, suonando punk, hardcore, surf e indie rock; Alessandro ha attraversato realtà alternative, emo e metal, per poi diventare produttore e turnista per progetti che spaziano dal pop al punk; Matteo è ingegnere del suono e chitarrista, mentre Filippo scrive e produce canzoni fin da quando è piccolo.
Questa varietà di esperienze si riflette anche nelle nostre influenze, che vanno dai Beatles ai My Bloody Valentine, passando per Deftones, DIIV, Big|Brave, Pond e Verdena. Sono riferimenti molto diversi tra loro, ma accomunati dalla capacità di costruire un’identità sonora forte attraverso la ricerca e la contaminazione.
Con Tragic Carpet Ride stiamo cercando di far incontrare tutte queste influenze con l’uso della lingua italiana, non in maniera cantautorale, ma come un elemento che possa mutare e trasformarsi insieme all’arrangiamento. Dal 2025 a oggi abbiamo pubblicato una serie di EP e singoli che raccolgono il materiale scritto da Filippo fino al 2024. Da quando la formazione si è consolidata, invece, abbiamo iniziato a scrivere insieme, con un approccio più istintivo e viscerale: suoniamo molto, cerchiamo di affinare la nostra intesa e lasciamo che i brani prendano forma attraverso l’interazione tra di noi.
Il risultato è un sound che si sta spostando verso territori più alternative e shoegaze, senza abbandonare le influenze del dream-pop e della psichedelia. È questa la direzione che stiamo esplorando e che troverà la sua forma più compiuta nel nostro primo album.”
La vostra musica incontra il mondo ma fa “base” a Torino. La cultura della città in qualche modo influenza la vostra musica oppure no?
“Tutti noi, tranne Francesco, veniamo dalla provincia, quindi Torino è stata da sempre un nuovo lido di ricerca e di esplorazione musicale. La scena underground torinese è storicamente un luogo di contaminazione stimolante e prolifico, nel quale ci siamo trovati a nostro agio nel costruire il nostro spazio.
Attualmente c’è una forte scena indipendente, con band che spaziano dal post-punk all’indie, dalla psichedelia all’elettronica. Quello che sicuramente ci piace di più di Torino è la cultura della musica dal vivo e tutta la scena che si è creata spontaneamente intorno ad essa. Sentiamo che la nostra musica sia nel posto giusto per evolversi e crescere, anche perché consideriamo la dimensione live uno dei punti fondamentali dell’identità del progetto.”
Molti i temi introspettivi che caratterizzano il vostro lavoro. Che tipo di “tappeto magico” è il vostro?
“Il nostro tappeto è sicuramente più tragico che magico, ha diverse reference, tra cui un minigioco di Mario Party: Island Tour per Nintendo 3DS. Nel gioco, tutti i giocatori si trovano sopra un tappeto che viene progressivamente “mangiato” da alcuni nemici che ne attraversano la superficie, lasciando dietro di sé dei buchi.
All’inizio c’è parecchio spazio, ma dopo poco la superficie sicura diventa sempre più piccola ed è necessario spostarsi continuamente. L’obiettivo è semplicemente riuscire a rimanere sul tappeto senza cadere.
Abbiamo trovato che questo gioco fosse metaforicamente molto simile alla vita di un creativo o di un artista e, più in generale, alla precarietà in cui da sempre si trova la nostra generazione. L’introspezione diventa quindi spesso l’unica strada che rimane per cercare delle risposte a una condizione instabile e priva di punti fermi.”



